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2010/02/22

Ao longe... O Sul...

E em verdade mais ninguém me levará ao Sul, àquele lugar especial, tão verdadeiro quanto mitológico, onde me encontrei, me completei e fui feliz. Desvanecido, faz agora parte de uma bruma na memória, que persiste, que regressa, por vezes, pujante, em sonhos vívidos e pungentes.
A esse Sul, que não é ponto cardeal nem existe na bússola, não posso regressar. Fico-me pela contemplação longínqua de expatriado em processo de adaptação a uma nova forma de vida, a uma nova terra. Como um desterrado de uma imaginária Atlântida contemplo, no nevoeiro da memória, a ilha, ao longe, onde só eu sei que existe, com esperança na resignação que, inevitavelmente, há-de surgir. Enquanto, sofro a distância que se dilata, com uma serenidade nervosa que, sem o sentir, me vai acalmando.

2010/02/21

Abertura

Lamento per il Sud  

La luna rossa, il vento, il tuo colore
di donna del Nord, la distesa di neve…
Il mio cuore è ormai su queste praterie,
in queste acque annuvolate dalle nebbie.
Ho dimenticato il mare, la grave
conchiglia soffiata dai pastori siciliani,
le cantilene dei carri lungo le strade
dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,
ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru
nell’aria dei verdi altipiani
per le terre e i fiumi della Lombardia.
Ma l’uomo grida dovunque la sorte d’una patria.
Più nessuno mi porterà nel Sud.

Oh, il Sud è stanco di trascinare morti
in riva alle paludi di malaria,
è stanco di solitudine, stanco di catene,
è stanco nella sua bocca
delle bestemmie di tutte le razze
che hanno urlato morte con l’eco dei suoi pozzi,
che hanno bevuto il sangue del suo cuore.
Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,
costringono i cavalli sotto coltri di stelle,
mangiano fiori d’acacia lungo le piste
nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.
Più nessuno mi porterà nel Sud.

E questa sera carica d’inverno
è ancora nostra, e qui ripeto a te
il mio assurdo contrappunto
di dolcezze e di furori,
un lamento d’amore senza amore.

Salvatore Quasimodo